Dicono che nella vita non succede niente per caso. Può darsi che avevo la balbuzie perché dovevo scoprire i libri. Non lo so. Però la mia vita è completamente cambiata, da allora. Nemmeno riesco a ricordarmi come passavo le giornate, prima.
Avevo nostalgia della mia vita precedente -anzi delle mie vite precedenti. Quelle più o meno normali. Di quando ero sposato con Sara o di quando, appunto, c'era Margherita. Ma era una nostalgia leggera, senza sofferenza. O almeno: con un grado di sofferenza tollerabile.
Talvolta pensavo che mi sarebbe piaciuto incontrare una persona che mi piacesse come mi erano piaciute loro, ma mi rendevo conto che non era un'ipotesi realistica. Il pensiero mi metteva un po' di tristezza, ma anche questa era sopportabile, di regola. E quando, a volte, quella tristezza aumentava e sconfinava pericolosamente nell'autocommiserazione, mi dicevo che non potevo lamentarmi. Avevo il lavoro, lo sport, qualche viaggio da solo, qualche uscita, ogni tanto, con amici cortesi e distanti. E poi i libri, naturalmente. Mancava qualcosa, certo. Ma io ero uno che da piccolo restava molto impressionato, quando gli dicevano di pensare ai bambini dell'Africa che muoiono di fame.
Uscendo di strada, con movimento studiato, mi tirai su il bavero dell'impermeabile, anche se non ce n'era nessun bisogno.
Chi legge troppi libri spesso fa cose di cui non c'è nessun bisogno.
E, come diceva quel signore francese, a un tratto il ricordo mi apparve.
Alzare la testa, offrire la gola in quel modo, era un gesto che faceva Marcuse, il pastore tedesco di mio nonno Guido, più di trent'anni prima.
Non è che i ricordi si dissolvono e scompaiono. Sono tutti lì, nascosti sotto la crosta sottile della coscienza. Anche quelli che credevamo perduti per sempre. A volte ci restano per tutta la vita, lì sotto. Altre volte invece succede qualcosa che li fa ricomparire.
Un biscotto inzuppato nell'infuso di tiglio o un grosso cane dagli occhi malinconici che offre la sua gola alle carezze, per esempio.
"Pensi che ti abbia raccontato tutta la verità? O pensi che abbia cambiato qualcosa per attutire lo squallore?
“Nessuno dice mai tutta la verità, soprattutto quando parla di se stesso. Ma se mi fai una domanda del genere significa che in qualche modo già lo sai e ci sei stata attenta. Dunque, probabilmente, mi hai raccontato qualcosa di molto vicino alla verità”.
Mi guardò con una espressione un po’ incuriosita e un po’ preoccupata per una rivelazione che poteva avere conseguenze inattesa.
“Davvero nessuno dice la verità?”
“Tutta la verità, nessuno. Quelli che dicono – e magari ne sono convinti – di essere sempre sinceri sono i più pericolosi. Non sanno di mentire inevitabilmente, non se ne rendono conto e sono prigionieri di se stessi”.
“Prigionieri di se stessi. È una bella espressione”.
“Sì, prigionieri di se stessi, e incapaci di capire chi sono. Prova a chiedere a qualcuno di questi signori Io-Dico-Sempre-La-Verità come lavora, quali sono le sue qualità, come sono i suoi rapporti con il prossimo, o qualsiasi altra cosa che abbia a che fare con l’immagine che lui o lei ha di sé. Assisterai a un fenomeno interessante”.
“Cioè?”.
“Non sono capaci di rispondere. Dicono cose generiche, indicano stereotipi, o magari si attribuiscono doti che vorrebbero avere ma che certamente non hanno. Doti che corrispondono all’immagine, falsa, che hanno di se stessi. Sai chi è Alan Watts?”.
“No”.
“Era un filosofo inglese. Studiava le culture orientali e ha scritto un bellissimo libro sullo zen. Watts diceva che una persona sincera è quella che sa di essere un grande impostore e agisce con totale nonchalance. Accettando questa definizione, io sono a metà strada. So di essere un impostore ma non riesco a gestire la cosa con nonchalance”.
"Sta cominciando l'imbraco" dissi rimanendo in piedi e recuperando il mio borsone.
"Perché dobbiamo metterci in fila e aspettare in piedi? Lasciamoli salire tutti e poi entriamo per ultimi".
No grazie, la mia naturale ansia mi impedisce di fare cose così chiaramente razionali. Preferisco stare in fila, in piedi anche per un quarto d'ora , pronto a sorprendere e rimproverare chi dovesse provare a passarmi davanti. Ove mai dovessero finire i posti a sedere e l'aereo dovesse partire senza di me.
Non dissi così. Mi sedetti e cominciai a sfogliare uno dei quotidiani.