venerdì 26 ottobre 2012

Alta fedeltà - Nick Hornby


Cosa credevo di fare? E lei cosa credeva di fare? Adesso, se mi viene voglia di baciare qualcuna in quel modo lì, con la bocca, la lingua e tutto il resto, è perché voglio anche altre cose: sesso, venerdì sera al cinema, compagnia e conversazione, fusione della rete famigliare e amicale, che mi si porti lo sciroppo a letto quando sono malato, un paio di cuffie nuove per ascoltare i miei dischi e i miei ed, e forse un bambino che si chiamerà Jack e una bambina che si chiamerà Holly o Maisie, non ho ancora deciso. Ma non volevo nessuna di queste cose da Alison Ashworth. Non i bambini, perché eravamo noi i bambini, non i venerdì sera al cinema, perché al cine ci andavamo il sabato mattina, non il Lempsis, perché a quello ci pensava mamma, e men che meno il sesso, soprattutto non il sesso, per l'amor di Dio non il sesso, l'invenzione più disgustosa e terrificante dei primi anni settanta.


La gente si preoccupa perchè i ragazzini giocano con le armi, perchè gli adolescenti guardano film violenti; c'è la paura che nei giovani finisca per imporsi una specie di cultura della violenza.
Non so mica perché volessi rompergli le uova nel paniere, a quei due e a tutti quelli che si beavano a vederli uscire insieme. Hai presente quando vedi in un negozio di vestiti tutte quelle belle magliette in pila, perfettamente piegate e ordinate per colore, e ne compri una? Poi, quando arrivi a casa, mai che ti sembri bella come prima. E capisci, ma è troppo tardi, che sembrava bella solo lì, nel negozio, perchè stava in mezzo alle sue compagne.
Non so mica perché volessi rompergli le uova nel paniere, a quei due e a tutti quelli che si beavano a vederli uscire insieme. Hai presente quando vedi in un negozio di vestiti tutte quelle belle magliette in pila, perfettamente piegate e ordinate per colore, e ne compri una? Poi, quando arrivi a casa, mai che ti sembri bella come prima. E capisci, ma è troppo tardi, che sembrava bella solo lì, nel negozio, perchè stava in mezzo alle sue compagne.
Le cose,una volta accadute, riesco sempre a vederle per quelle che sono - il passato lo padroneggio niente male. È il presente che non capisco.
Ho fatto e detto queste cose? Sì. Ci sono circostanze atenuanti? No davvero, a meno che qualsiasi genere di circostanza (in altre parole, qualsiasi genre di contesto) possa essere considerato un'attenuante. Ma prima di esprimere un giudizio, benché sia probabile e abbiate già formulato uno, provate a scrivere le quattro cose peggiori che avete fatto voi al vostro partner, anche se - specie se - il vostro partner non ne sa niente. Non indorate la pilola, non cercate di spiegarle; scrivetele punto e basta, stendete la classifica, con le parole più semplici possibile. Fatto? Ok, allora adesso lo stronzo chi è?
È solo che nessuno di noi ha avuto la vitalità o il talento di fare canzoni. Noi componiamo solo con la vita, il che è molto più incasinante e costa molto più tempo, e non lascia niente che la gente possa fischiettare.

Nessuno si preoccupa dei ragazzini che ascoltano migliaia di canzoni - migliaia, letteralmente - che parlano di cuori spezzati, e abbandoni e dolore e sofferenza e perdita. Le persone più infelici che conosco, dico in senso amoroso, sono anche quelle pazze per la musica pop; e non sono sicuro che la musica pop sia stata la causa della loro infelicità, ma so per certo che sono persone che hanno ascoltato canzoni tristi più a lungo di quanto non siano durate le loro tristi storie.

Ed era triste, nel vero senso della parola. Un paio di anni prima era stata scaricata da un equivalente maschile della mia Charlie, un certo Michael, che voleva diventare qualcuno alla BBC. (Non ce l'ha mai fatta, lo stronzo, e ogni giorno che passava e che non lo vedevamo in tivù e non lo sentivamo alla radio,
dentro di noi qualcosa gioiva.) Questo Michael era l'ultima pietra miliare di Sarah, così come Charlie era la mia, e quando era finita, lei aveva giurato di smetterla con gli uomini, per un po', proprio come io avevo giurato di smetterla con le donne. Sembrava una buona cosa giurare insieme di smetterla, unire il nostro odio per il sesso opposto, e contemporaneamente cominciare ad andare a letto insieme. I nostri amici erano
tutti accoppiati, le nostre carriere sembravano definite, avevamo paura di restare soli per il resto della vita.
Soltanto le persone di una certa indole hanno paura di restare sole per il resto della vita a ventisei anni; noi avevamo quell'indole. 

Conosco i film di cui sta parlando, ma sono delle stupidate. Quegli uomini non esistono. Dire « Ti amo » è facile come bere un bicchiere d'acqua, e quasi tutti gli uomini che conosco non fanno che ripeterlo tutto il tempo. Io, un paio di volte, mi sono comportato come se non fossi capace di dirlo, anche se non so esattamente perché. Forse perché il momento acquistasse lo stucchevole romanticismo dei film di Doris Day, e diventasse più memorabile di quanto sarebbe stato altrimenti. Hai presente quando sei con qualcuna e fai per dire qualcosa, e poi ti fermi, e lei dice: « Cosa? », e tu dici: « Niente, niente », e lei dice: « Dai, dillo, ti prego », e tu: « No, è stupido », e lei alla fine ti fa sputare il rospo, benché tu fin dall'inizio ne avessi tutta l'intenzione, e crede che la dichiarazione valga di più visto che se l'è sudata. E forse addirittura lei ha capito da subito che tu menavi il can per l'aia a bella posta, ma cosa gliene importa? Sono come citazioni, sono le occasioni in cui più ti avvicini a una vita da film, quei rari giorni in cui decidi che una ti piace tanto da dirle che la ami, e non vuoi sciupare tutto con una macchia di brutale, stupida sincerità. 


Ecco, più o meno, quello che mi è successo durante il funerale: per la prima volta ho capito quanto ho paura della morte, mia o altrui, e come questo terrore mi abbia impedito di fare un'infinità di cose, tipo smettere di fumare (perché se prendi troppo sul serio la morte, o troppo poco, come ho fatto io fino a ora, non vedi che senso abbia smettere), o pensare alla mia vita, e specialmente al mio lavoro, con un'idea del futuro (idea spaventosa, perché il futuro termina con la morte). Ma soprattutto questa paura mi ha impedito di legarmi mai veramente a qualcuno, perché se ti attacchi a una relazione, e la tua vita comincia a dipendere dalla vita della persona con cui stai, e poi quella persona muore, come è destino di tutti, salvo casi eccezionali, per esempio se si tratta dei personaggi di un romanzo di fantascienza..., beh, dico, allora ti ritrovi in alto mare con una barca che fa acqua da tutte le parti, sbaglio? Va ancora bene se sei tu a morire per primo, credo, benché dover morire a tutti i costi prima di qualcun altro mi sembri una necessità poco entusiasmante: come fai a sapere che lei sta per morire? Potrebbe restare sotto un bus domani, come si suol dire, e allora questo cosa significa, che io devo buttarmi sotto un bus oggi? E quando ho visto la faccia di Janet Lydon, lì al crematoio... Come si fa ad essere così coraggiosi? Cosa farà, lei, adesso? Secondo me, è molto più intelligente passare da una donna all'altra finché non sei troppo vecchio per riuscirci, e allora a quel punto finisce che vivi da solo, e muori da solo, e cosa c'è di tanto terribile in questo, se consideri l'alternativa? Ricordo di aver passato alcune notti, con Laura, rannicchiato contro la sua schiena, a letto, mentre lei dormiva, in preda a un immenso terrore senza nome, se non che adesso un nome ce l'ha: Brian. Ah, ah. D'accordo, non ha un vero nome, però capisco da cosa veniva, e capisco che è per questo che volevo andare a letto con Rosie, la noiosa dall'orgasmo simultaneo, e quand'anche tale spiegazione vi sembrasse insieme debole e comoda - oh, ma sicuro! Rob va a letto con altre donne perché ha paura della morte! - beh, mi spiace tanto, ma le cose stanno proprio così. 
Quando di notte mi rannicchiavo contro la schiena di Laura, avevo paura perché non volevo perderla, e noi perdiamo sempre qualcuno, o qualcuno perde noi, alla fin fine. 

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