La semplicità non è mai così semplice. Tuttavia c'è voluto un certo tempo perché cominciasse a farsi domande. E, se esiste qualcosa di peggio del farsi domande troppo presto nella vita, è farsele troppo tardi.
Così sosteneva Jerry, e così era andata. La teoria di Jerry è che lo svedese è buono, cioè passivo, cioè uno che cerca sempre di fare le cose giuste: un carattere socialmente controllato che non esplode mai, non cede mai all'ira. Non avendo la rabbia al passivo, non l'ha neppure all'attivo. Secondo questa teoria, è la mancanza di rabbia che finisce per uccidere. Mentre l'aggressività depura e guarisce.
Un uomo che si ritrova in mano le carte sbagliate per la partita da giocare. Assolutamente impreparato a ciò che sta per abbattersi su di lui. Come avrebbe potuto sapere, con tutta la sua bontà così accuratamente calibrata, che il prezzo di una vita obbediente era tanto alto? Ci si rassegna all’obbedienza per abbassare il prezzo. Una bella moglie. Una bella casa. Un’azienda magistralmente gestita. Un padre difficile trattato abbastanza bene. L’aveva realizzata per davvero, la sua versione del paradiso. Così vivono gli uomini di successo. Sono buoni cittadini. sono fortunati. Sono riconoscenti. Dio sorride loro. Se ci sono problemi, si adattano. E poi tutto cambia e diventa impossibile. Più nulla e nessuno che sorrida loro. E allora chi riesce ad adattarsi? Ecco un uomo che non è stato programmato per avere sfortuna, e ancora meno per l’impossibile. Ma chi è pronto ad affrontare l’impossibile che sta per verificarsi? Chi è pronto ad affrontare la tragedia e l’incomprensibilità del dolore? Nessuno. La tragedia dell’uomo impreparato alla tragedia: cioè la tragedia di tutti.
Continuava a spiare dall’esterno la propria vita. Per tutta la vita ha cercato di seppellire questa cosa. Ma come poteva? Mai, in tutta la sua vita, aveva avuto l’occasione di chiedersi “Perché le cose sono come sono?” Perché avrebbe dovuto farlo, se per lui erano sempre state perfette? Perché le cose sono come sono? Una domanda senza risposta, e fino a quel momento era stato così fortunato da ignorare addirittura che esistesse la domanda.
Vedeva che tutto ciò che dici dice o più di ciò che dicesse o meno di ciò che volevi che dicesse; e che utto ciò che fai fa più di ciò che volevi che facesse o meno di ciò che volevi che facesse. Ciò che dicevi e ciò che facevi cambiava le cose, d'accordo, ma non le cose che volevi tu.
Sembrava non capire o, anche in un momento di stanchezza, non ammettere che avere dei limiti non era una casa di pietra di centosettant'anni, il cui peso gravasse su imperturbabili tra vi di quercia: che era, insomma, qualcosa di più transitorio e misterioso.
L'arrugginita scala antincendio del palazzo sarebbe venuta giù, si sarebbe staccata dagli ormeggi e sarebbe piombata nella strada, se qualcuno vi avesse messo un piede sopra: una scala di sicurezza la cui funzione non consisteva nel salvare delle vite in caso d'incendio, ma nello stare là appesa, inutilmente a testimoniare l'immensa solitudine della vita degli esseri umani. per lui non aveva altro significato: nessun altro significato avrebbe potuto essere attribuito a quell'edificio. Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c’è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c’è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l’esperienza. Puoi cercare di tirare fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo.
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